La lezione
Suona la campanella. Mi dirigo verso la mia classe. Nei corridoi incontro alcuni studenti della mia classe. Li incito ad andare in aula e distrattamente mi chiedo perché siano in giro anziché in classe. Non riesco ad approfondire questo pensiero, perché uno studente mi vede arrivare e prima che io entri in aula, mi viene incontro e mi chiede se può andare in bagno. In modo (ormai) semiautomatico rispondo: “Si, ma torna”. Entro nell’aula. Anche se tra la mia ora e quella precedente non c’è la ricreazione, una buona parte della classe non è in aula. Sul momento penso che almeno in pochi farò meglio lezione, ma poi vedo i banchi con sopra zaini e caschi (quaderni e i libri, quelli non sono più di moda da anni) e realizzo che gli studenti ci sono, ma non so bene dove. Anche questo pensiero è interrotto da un altro studente che mi chiede di poter andare in bagno. Parte la solita risposta automatica: “Quando torna chi è fuori, vai”. In effetti non ricordo nemmeno più chi mi ha chiesto di uscire prima, ormai saranno almeno una ventina le richieste di andare al bagno che ho ricevuto fino ad ora nelle varie classi. Certe volte penso che converrebbe sostituire le sedie con dei water o spostare le lezioni nel bagno. Comunque, molti di questi studenti apparentemente affetti da cistite e colite, in realtà se ne vanno semplicemente in giro per la scuola. Lo so, ma confesso che faccio finta di non saperlo. Però mi chiedo: in giro a fare ché? A fumare, forse, oppure a chiacchierare con altri girovaghi dei corridoi scolastici, chissà. Mi vengono in mente gli incontri tra carbonari o cospiratori.
Comunque, entro in classe e comincio a chiamare gli studenti e a recitare la solita litania: “Seduti, via i telefoni, via le cuffie, via i cappucci, via gli zaini e caschi dai banchi, su la testa”. Perché il richiamo abbia un minimo di effetto devo ripeterlo almeno 3 volte e poi passare alla minaccia dei rapporti per i più riottosi.
Ci sono due aspetti che mi fanno sempre pensare. Ma quale è lo scopo di aver nell’orecchio l’auricolare durante le lezioni? Inizialmente sorrido perché mi sembra di insegnare in una succursale della Amplifon. Ma poi mi chiedo quali urgentissime telefonate stiano tutti aspettando da non potersi separare dall’auricolare. Qualcuno dice che in effetti ascolta della musica, ma posso stare tranquillo, usa un solo auricolare e quindi mi sente da un orecchio. Potrebbe essere un bene, penso, almeno quello che riescono a sentire da un orecchio non riesce immediatamente dall’altro senza lasciare traccia. Ad ogni modo spiego che servono entrambe le orecchie, e anche quello che c’è nel mezzo, per capire qualcosa. Qualcuno ribatte che l’auricolare comunque è spento. Allora suggerisco che, se hanno bisogno di mettere delle “cose” nell’orecchio, possono tenere per tutta la lezione un dito nel padiglione auricolare, come se fosse un ciuccio ma nell’orecchio.
L’altra categoria su cui mi interrogo, sono quelli che in classe sono vestiti come se in classe sia imminente una tempesta di neve. Giacche imbottite, cappuccio della felpa e cappuccio della giacca sulla testa, come se fossimo in una classe eschimese all’aperto. Certe volte sono così coperti, che a solo guardarli viene freddo a me.
Ad ogni modo la lezione può iniziare. Scrivo sulla lavagna elettronica l’argomento. E subito uno studente alza la mano e senza aspettare che gli domandi cosa voglia, mi chiede di andare in bagno. Immediatamente lo studente che sta aspettando il ritorno di quello che era andato in bagno direttamente dal corridoio si risente e interviene per difendere il suo diritto di precedenza per il bagno. E parte la discussione tra i due. Sono solo al titolo della lezione ma ora devo dirimere la questione della precedenza per andare al bagno. Finisco col dire che nessuno andrà in bagno fino alla fine dell’ora. Mi volto verso la lavagna per cominciare la lezione, e arriva una nuova richiesta di andare in bagno. Mi giro e seccato dico se per caso qualcuno non capisca l’italiano: ho detto che nessuno va in bagno. Lei (si tratta di una ragazza) mi guarda come se fossi io a non capire l’italiano e mi dice: “Cosa c’entra, loro sono maschi, io devo andare nel bagno delle ragazze”. La cosa ha una sua logica perversa. Ma resto fermo nella mia decisione e nego l’uscita dalla classe per andare in bagno. Accade che le ragazze allora accampino problemi con gli assorbenti, mostrando un assorbente (per fortuna nuovo e non usato) e i ragazzi invece si giochino la carta della estrema urgenza (“allora faccio la pipì in una bottiglia”). Di fronte a richieste così, finisco per cedere.
Sistemata provvisoriamente la questione del bagno (perché altre richieste arriveranno durante la lezione) la lezione comincia.